Per mezzo del paravento della libera discussione sulla moneta unica il giornale di Confindustria tenta disperatamente di cancellare anni di ostracismo, malafede e incompetenza
Che la realtà di quest’epoca folle sia tragica, ma non seria,
è un fatto ormai conclamato e cristallino, ennesima riprova
dell’illusione teleologica di una Storia ridotta a successione
ascendente di gradini, inesorabilmente tesa verso le magnifiche sorti e
progressive del Domani. Rimanendo in ferramenta- reparto scale–
il XXI secolo pare ben contento di praticare il passo del gambero
rovinandosi in una corsa all’indietro che fa strame di vite e di
diritti, oltreché di logica. Passi dunque la distruzione dello Stato
Sociale, il suicidio delle sinistre e il ripudio di ogni umana
comprensione dei bisogni: tutto questo fa parte della contrapposta e
squilibrata lotta di interessi tra i pochissimi che hanno troppo e i
molti che hanno troppo poco. La vita è una scala, c’è chi scende e c’è chi sale, tanto per continuare in tema. Se il Capitale si spende per i propri interessi, infatti, la patologia riguarda chi, almeno sulla carta, doveva anteporre alla cupidigia di profitto l’Uomo ed il Lavoro:
in tal senso la Caporetto della razionalità risulta di proporzioni
titaniche. Non v’è disfatta senza errori, e per quanto riguarda il
Vecchio Continente- maxime l’Italia- la biblica piaga che attanaglia centinaia di milioni di individui è sempre una e una sola: l’euro.
Una luce di anglosassone informazione civile nell’asfittico mondo parolaio del nostro giornalismo!
Le cose stanno realmente così? No. A noi non piace portare rancore, e supereremmo ben volentieri la galleria degli orrori che generosamente il bollettino del padronato italiano ha offerto all’Italia a partire quantomeno dal quel fatale novembre montiano. Supereremmo, perché la pietas è
fondamento e non orpello dell’Uomo, lo stupro della scienza economica,
l’odio bestiale verso il proprio popolo, la riduzione del giornalismo a
propaganda infame: lo faremmo perché la situazione abbisogna di una collaborazione vera e profonda di tutti gli italiani, un nuovo inizio per ricostruire quella Nazione tradita con il supino concorsodelle grandi e piccole firme del Sole. In questo caso, però, volere non è potere.
Momenti di grande serietà scientifica offerti dall’autosospeso direttore del Sole
Il dibattito rappresenta una vile operazione-simpatia, un’ennesima presa in giro verso i (pochi) lettori rimasti perché, semplicemente, risulta ormai una questione chiusa. Dal novembre 2011 Alberto Bagnai ha
intrapreso un’opera fondamentale che, animandosi su un semplice blog,
ha permesso a milioni di capire ciò che il Sole e gli altri organi del
Minculpop mistificavano, elevando la critica ad un livello scientifico e
culturale che inesorabile sovrasta il guano di menzogne offerto dai
volenterosi carnefici dell’Economia. Del resto la constatazione che
l’unione monetaria tra sistemi produttivi assai diversi come quelli
continentali fosse un disastro annunciato risale al 1957 ed è stato ribadito più volte da esponenti di primo livello della scienza economica. Non vediamo quindi motivo di blaterare arzigogolate teorie che mascherano il nulla nel 2017.
Come se non bastasse questo, inoltre, l’analisi pubblicistica delle dinamiche relative alla moneta unica svolta magistralmente da Luciano Barra Caracciolo ha
svelato la totale antitesi tra Unione Europea e Costituzione
Repubblicana: se non fosse già risolto, il presunto dibattito si
risolverebbe immediatamente segli
interessi della nostra Carta fondamentale risultassero ancora validi
per gli aedi di Monti, Einaudi ed Andreatta. In questo quadro
intellettualmente desolante la realtà poi certifica con i fatti
l’insensatezza dei sofismi rosé: con una disoccupazione strutturale oltre l’11 per cento ed un PIL ai livelli di inizio millennio soltanto un’accolita di sicofanti prezzolati può
continuare a cianciare mentre 4 milioni e mezzo di loro concittadini-
insultati e demonizzati- annaspano al di sotto della soglia di povertà.
Conseguenze del messia Monti, “il salvatore” invocato dal Sole (fonte)
In conclusione, infine, il vero nodo su cui si innesta tutto il distopico orrore dell’eurozona non verrà mai evidenziato sulle colonne del Sole, e questo silenzia definitivamente il belare del gregge liberista. Di cosa stiamo parlando? Della possibilità dello Stato di riappropriarsi della propria banca centrale e
dei relativi strumenti monetari per poter dispiegare compiutamente –
all’occorrenza monetizzando il deficit- le opportune misure di politica
economica, finalizzate alla realizzazione degli obiettivi garantiti dalla Costituzione del 1948.
Lelio Basso, socialista e grande italiano ingiustamente dimenticato
Se infatti “E`
compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e
sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei
cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e
l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione
politica, economica e sociale del Paese” o si rompe la gabbia dell’euro per realizzare la democrazia sociale- e quindi la eguaglianza sostanziale raggiungendo il pieno impiego- oppure si resta schiavi e servi di
poteri estranei al controllo popolare, il cui interesse vitale è la
stabilità dei prezzi, ossia la disoccupazione permanente. Tra dittatura
oligarchica e libertà democratica, tra U€ ed Italia noi sappiamo da che parte stare: i fatti dimostrano la scelta di campo opposta del giornale di Confindustria.
di Antonio Martino - 19 aprile 2017
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