Il ricatto di Weidmann

Le
banche e i banchieri non hanno più bisogno della democrazia e non ne
fanno neanche più mistero. La democrazia è quell' intralcio nel loro
percorso di cui vogliono sbarazzarsi quanto prima. E lo dicono pure a
chiare lettere. Tempo fa JP Morgan ebbe a decretare la fine delle
costituzioni degli stati nazionali, perché troppo "antifasciste"e
attente al welfare. Il galoppino Renzi, ubbidì seduta stante e fece alla
spicciolata la "controriforma costituzionale" a cura dell'avvocaticchia
Boschi, ora sottoposta a referendum confermativo: un vero obbrobrio
giuridico. Come è noto, Manuel Barroso, l'eurocomissario che venne nottetempo a far modificare l'articolo 81 della nostra Costituzione sul pareggio di bilancio, è passato con disinvoltura alla presidenza di Goldman Sachs.
Da commissario europeo di un parlamento-fantoccio servo delle banche,
alla direzione della principale Banca d'Affari internazionale.
Perbacco, che fulgida carriera!
La politica (dal greco dal greco "πόλις", polis = città), che è insieme arte e scienza in riferimento all'attività ed alle modalità di governo della cosa pubblica, viene smantellata nel suo precipuo ruolo di mediazione per essere posta al servizio delle oligarchie finanziarie. Nessun
politico (nemmeno tra i meglio intenzionati) può sognarsi più di
mantenere un contatto basato sull'indice di gradimento del proprio
elettorato, perché innanzitutto ci sono le "regole": cioè i famigerati
parametri di Maastricht ai quali attenersi. Che però non valgono per
tutti. Non valgono innanzitutto per la Germania. La Francia sfora già da
tempo dal famigerato 3%. Sforano perfino i latinissimi Portogallo e
Spagna. Ma i più bischeri, i più sottomessi a Berlino, li abbiamo noi,
tra i nostri governi abusivi: arroganti, dispotici e villani con i
loro cittadini sempre più torchiati, ma viscidi, striscianti e
subalterni con gli ineletti di Bruxelles.
Ecco dunque l'intervista inginocchiata di Federico Fubini a Jens Weidmann della Bundesbank, per il Corriere della Sera nella quale il banchiere centrale si esprime col sussiego di un monarca assoluto.
Weidmann
fu nel 2006 il braccio destro economico della Merkel (direttore della
quarta divisione politica economica e finanziaria della
Cancelliera). Sentite un po' come giustifica la sua flessibilità per il
governo tedesco, ai tempi del suo incarico governativo: «Allora eravamo
in una crisi finanziaria globale e non c’erano ancora le attuali regole
europee. Queste norme sono una delle lezioni centrali tratte dalla
crisi: dovrebbero contribuire a far sì che gli investitori e le banche
valutino meglio i rischi che si assumono. All’epoca ne avevano presi
troppi anche perché contavano che in caso di emergenza lo Stato sarebbe
intervenuto».
Che è come dire: "Etsi omnes ego non".Perché noi siamo noi, e voi non siete un... ecc. ecc.
Ed ecco altri passaggi di spicco che riporto testualmente:
Ci siamo già? L’Italia ha un debito pubblico oltre il 130% del Pil.
«I criteri di Maastricht ci dovrebbero proteggere da questi scenari e un debito oltre il 130% è più del doppio del livello compatibile. Per questo è importante non scalzare la disciplina di mercato. Alti livelli di debito vanno ridotti in fretta».
Dopo la Brexit in Italia ci sono state proposte di approfondire l’unione monetaria, in Germania si predilige una pausa. Da che parte sta?
«È un dibattito che ha poco a che fare con la Brexit, ma credo che siamo arrivati a un bivio. Possiamo stabilire un legame ancora più stretto fra noi, per esempio con un bilancio comune. Ma in questo caso dovremmo anche essere pronti a trasferire anche la sovranità a livello europeo. È una disponibilità che non vedo né in Germania, né in Italia».
L’alternativa?
«La formulerei così: i governi europei hanno preso una via di mezzo che ci fa guadagnare tempo. Ma prima o poi dobbiamo decidere una direzione, se vogliamo ancorare l’unione monetaria come unione di stabilità».Corsera 4 agosto 2016
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Quello che è emerso con il caso della regione belga è ciò che le campagne Stop TTIP/CETA hanno ribadito per oltre due anni, ma che la Commissione Europea ha pensato bene di ignorare. Rimaniamo comunque con gli occhi aperti, è necessario che il Consiglio Europeo si esprima in modo incontrovertibile sulla situazione. Per questo chiediamo che sospendano ufficialmente l’approvazione del CETA e il negoziato TTIP, cambiando radicalmente rotta“.
"Entrambi riafferriamo il nostro forte appoggio al TTIP che aumenterà i posti di lavoro, le esportazioni, l'innovazione e la crescita in entrambi i lati dell'Atlantico".
C'è
già la fila dei paesi per uscire da questo inferno di Ue e loro lo
sanno. Brexit ha già assestato un bel colpaccio sonoro. Ma gentaglia
come Weidmann osa fare l'arrogante con gli ultimi zerbinotti rimasti in
circolazione, disposti a farsi calpestare: Renzi e i suoi. Il ricatto
del banchiere tedesco è chiaro: o cessione definitiva di sovranità o procedure di default. Cioè pistole puntate alla tempia.
E' ora di liberarci dei carnefici-cravattari così come dei loro collaborazionisti schiavizzati.
Il Muro Ue mostra le sue crepe
Renzi ha presentato all'Europa i conti sforati. Insomma, come si dice nel linguaggio manageriale ha splafonato. Ovviamente la sottoscritta non sostiene le politiche di austerità e gli strangolamenti del famigerato 3%. Ma Renzi sfora per mantenersi i suoi clientes e le sue clientele piddiote, non per fare del bene agli Italiani. Non per il bene del paese, attraverso buoni servizi. Anche i suoi comitati per il SI' hanno a che fare con i suoi conti non in ordine. La politica costa, si sa, e lui per mantenersi in sella, spende. A deficit.
"Quello che si sta profilando tra il governo Renzi e la Commissione Europea è un baratto: loro alla fine ci approveranno i conti falsi, noi ci terremo e continueremo ad accogliere (salvo dure proteste che spero accadano), gli immigrati". Lo scrive perfino Sallusti sul Giornale, figuriamoci se non l'ha capito Orban, il premier ungherese.
“Se l’Ungheria o la Slovacchia ci fanno la morale sui migranti e non ci danno una mano”, l’Italia è “pronta” a mettere il veto sul bilancio comunitario", ha dichiarato il capo (abusivo) del governo italiano in uno dei suoi One Man Show a Porta a Porta.
Rincara la dose Gentiloni: “Con muri e referendum l’Ungheria ha sempre rivendicato di violare le regole europee sulle migrazioni. Ora almeno eviti di dare lezioni all’Italia”.
Rincara la dose Gentiloni: “Con muri e referendum l’Ungheria ha sempre rivendicato di violare le regole europee sulle migrazioni. Ora almeno eviti di dare lezioni all’Italia”.
Non si lascia intimidire Orban che ha capito perfettamente il dualismodeficit di bilancio-flussi migratori ininterrotti, un binomio inscindibile del quale si fa scudo Renzi.
“La politica interna italiana è un terreno difficile. L’Italia ha difficoltà di bilancio con un deficit che aumenta, mentre stanno arrivando in massa i migranti, con spese ingenti. Renzi ha tutte le ragioni di essere nervoso”, dichiara il premier ungherese. Il vero motivo dello scontro è la politica delle quote di immigrati sulle quali Orban non ha intenzione di cedere. Se non si riesce a togliere dall’ordine del giorno le quote obbligatorie, continuerà a sussistere questa situazione di stallo ed i grandi Stati “vorranno far inghiottire a noi le quote obbligatorie”, ha dichiarato.
In questo caso, l’Ungheria resisterà, non attuerà la decisione e farà causa contro la Ue: “Ci sarà una grande battaglia.", annuncia. Insomma Orban sa benissimo che lo sbruffone di Rignano sta barattando iclandestini con la licenza di contrarre altri debiti e non ha alcuna intenzione di piegarsi all'immondo ricatto delle quote redistributive.
“La politica interna italiana è un terreno difficile. L’Italia ha difficoltà di bilancio con un deficit che aumenta, mentre stanno arrivando in massa i migranti, con spese ingenti. Renzi ha tutte le ragioni di essere nervoso”, dichiara il premier ungherese. Il vero motivo dello scontro è la politica delle quote di immigrati sulle quali Orban non ha intenzione di cedere. Se non si riesce a togliere dall’ordine del giorno le quote obbligatorie, continuerà a sussistere questa situazione di stallo ed i grandi Stati “vorranno far inghiottire a noi le quote obbligatorie”, ha dichiarato.
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La guerra "ungherese" di Renzi |
L'Unione Europea che era nata dopo la II Guerra Mondiale per evitare le guerre, nell'illusione che la pax mercantile fosse la panacea ai "mali assoluti" del Novecento, in realtà scatena conflitti e guerricciole a non finire tra uno stato e l'altro. E questa dell'Ungheria ribelle alle quote di clandestini, è una prima crepa importante del muro eurocratico.
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La seconda crepa è data dalla resistenza al CETA (acronimo di Comprehensive Economic Trade Agreement ovvero L'Accordo economico e commerciale globale con il Canada) e al TTIP (Partenariato Transatlantico per il Commercio e gli Investimenti)
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La seconda crepa è data dalla resistenza al CETA (acronimo di Comprehensive Economic Trade Agreement ovvero L'Accordo economico e commerciale globale con il Canada) e al TTIP (Partenariato Transatlantico per il Commercio e gli Investimenti)
Purtroppo la resistenza della Vallonia al Ceta è durata lo spazio di un mattino. Ci ha fatto sognare e ben sperare, ma poi altre forze hanno avuto il sopravvento. Nei giorni scorsi il parlamento della Vallonia, regione francofona del Belgio, si era opposto al trattato di libero scambio, giudicato così com’è stato pensato svantaggioso economicamente e umanamente. Una parte del Belgio ha detto un secco no al Ceta, ma le autorità in Europa hanno fatto pressioni, e alla fine l’hanno avuta vinta.
“Come Campagna Stop TTIP Italia abbiamo comunque scelto di non abbassare la guardia” .
Così scrive l'associazione Terra Nuova.It. I motivi per cui occorre rigettare in blocco la ripresa di negoziati relativi al TTIP sono elencati qui nel sito Stop TTIPITALIA.
Ecco cosa ha detto Obama durante gli ultimi colloqui con Renzi alla Casa Bianca:
La promessa che ci saranno posti di lavoro per tutti è falsa e mendace. A dominare in maniera tirannica ed assoluta sui singoli Stati (sempre più umiliati nella loro cessione di sovranità) saranno esclusivamente le multinazionali, tutte di proprietà di una ristretta cerchia di oligarchi globalisti super-ricchi.
Essi eserciteranno la loro pesante egemonia, grazie alla clausola ISDS, inserita in tutti i citati Trattati. L'Investor-state dispute settlement(in sigla: ISDS; traducibile in italiano come Risoluzione delle controversie tra Investitore e Stato). Detta clausola, prevista nel Capitolo 8, sezione F, del trattato CETA, impone che a dirimere le controversie sia un TRIBUNALE PRIVATO costituito da 3 avvocati (pagati 3 mila dollari al giorno/cadauno) iscritti all’Albo di ICDR.
Morale: le leggi ed ordinamenti degli Stati nazionali non varranno più nulla, poiché sulle sentenze avrà competenza esclusiva quel collegio di 3 avvocati, i quali, essendo legati da sempre mani e piedi alle multinazionali che investono, condanneranno sicuramente con sanzioni pecuniarie di miliardi di dollari a titolo di risarcimento, quegli Stati che oseranno impedire l'ingresso dei loro prodotti. Ad esempio, la coltivazione e la commercializzazione di OGM nei territori di loro giurisdizione.
La citata clausola è di fatto l'arma delle multinazionali contro la sovranità degli stati, per mezzo della quale potrebbe venire definitivamente azzerata. Il “Centro Internazionale per la Risoluzione delle Controversie” (ICDR) venne fondato nel 1996 dalla “Associazione Americana di Arbitrato” = AAA = “American Arbitration Association”.
In caso di ratifica del TTIP, Ceta, Tisa e altri trattati simili, si profilano inoltre frodi e truffe a non finire come la mancata tracciabilità dei prodotti alimentari, gli OGM, i pesticidi non autorizzati, ecc.
Benvenuti nel NWO e nella sua Frankenstein Economy and Trade!
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