esca dall’euro e faccia causa all’Ue
Mentre
i mercati s’interrogano su quali strategie, aldilà degli slogan
elettorali, saranno poi effettivamente perseguite nel caso di successo
delle forze politiche d’opposizione in Grecia, traspare sempre più la
volontà del leader di Syriza, Alexis Tsipras, di procedere con un
programma “accomodante” per la permanenza del paese nell’area euro. La
stessa auspicata rimodulazione concordata del debito pubblico, in una
nuova versione rivista e corretta dei precedenti haircut, non
produrrebbe infatti gli effetti sperati così come puntualmente
evidenziato dall’economista tedesco Hans-Werner Sinn, presidente
dell’Ifo (Istituto per la ricerca economica, maggiore think-tank tedesco
sulle tematiche di politica
economica), il quale ha fatto giustamente presente che «solo uscendo
dall’euro la Grecia può evitare il fallimento». Qualsiasi intervento sul
debito significherebbe solamente procrastinare i problemi dell’economia
greca e non risolverli, aggravando il già disastrato paese ellenico da
ulteriori vincoli determinati da prestiti internazionali e da tutele
sempre più pressanti nella gestione economica domestica.
D’altronde
i precedenti e sempre più onerosi salvataggi non hanno fatto che
aumentare la posizione debitoria del paese e non certo aiutato nel
tirarlo fuori dall’impasse della drammatica situazione economica il cui
destino ogni giorno appare sempre più irreversibile. La popolazione è
allo stremo e francamente non ci sono più i presupposti e i margini di
manovra per poter rendere l’euro una valuta idonea alle esigenze dell’economia
greca. Il caso greco ha dimostrato, in tutta la sua drammaticità, come
il trapianto forzato di una moneta possa alla fine degenerare in un
inevitabile rigetto, distruggendo letteralmente un paese nonostante noti
personaggi, che hanno costruito esclusivamente la propria carriera e
credibilità asservendosi supinamente ai dogmi perversi della moneta
unica, abbiano sostenuto fino a poco tempo fa che proprio il paese
ellenico era la prova più tangibile del successo dell’euro. Il problema
di fondo della Grecia pertanto rimane la permanenza nell’euro e le sue
assurde e anacronistiche politiche economiche imposte a un paese che non
ha mai avuto le possibilità, neanche remote, di poterle perseguire ed
attuarle.
Tutte
le ricette provenienti dalla Troika sono state orientate esclusivamente
a salvaguardare gli interessi dei creditori e non certo del “debitore”,
producendo danni difficilmente quantificabili non solo nell’economia
ma anche nel tessuto sociale, facendo sprofondare la Grecia in una
devastante deflazione permanente. Proprio per questo la coalizione che
governerà la Grecia dopo la consultazione elettorale prevista per il 25
gennaio prossimo, più che proporre tagli
e ristrutturazioni del debito, dovrebbe intraprendere una seria azione
risarcitoria nei confronti delle istituzioni europee per i danni subiti
nel perseguimento delle politiche economiche che gli sono state imposte.
L’aver di fatto commissariato il governo di Atene inducendolo a
perseguire politiche e metodi completamente errati che hanno peggiorato
continuamente la situazione inchioda, senza possibilità di attenuanti,
le responsabilità della Commissione Europea, del Fondo Monetario
Internazionale e della Banca Centrale Europea almeno sin dal 2010, anno
in cui sono emerse in tutta la sua gravità sia l’effettiva posizione
debitoria innescata dalla bomba a orologeria dei derivati contratti per
ottenere il via libera all’entrata nell’Eurozona, sia l’insostenibilità
che l’euro aveva prodotto nella sua crescita economica.
Syriza
chiede l’istituzione di una Commissione internazionale sulla falsariga
di quella che portò all’accordo sul debito di Londra del 27 febbraio del
1953 dove fu cancellato il 50% del debito estero tedesco, ma i greci
ora sottovalutano che la Germania di allora si avvantaggiò enormemente
dell’accordo perché poté contare su una propria moneta e soprattutto su
una politica
economica perfettamente tarata per le proprie esigenze e non invece
come quella odierna che rimarrebbe in ogni caso per la Grecia decisa
altrove! Pertanto, se le nuove forze che assumeranno il potere
ad Atene nei prossimi mesi intenderanno realmente fare gli interessi
del paese con l’obiettivo di farlo risorgere economicamente e
moralmente, dovrebbero perseguire una uscita dall’euro concordata e
pianificata direttamente con i governi europei e promuovere
contestualmente un’azione risarcitoria nei confronti della Troika per le
responsabilità oggettive avute nella gestione delle crisi finanziarie avvenute negli ultimi anni.
In
particolare, se l’inesperienza e i grossolani errori profusi a più
riprese dall’ex commissario europeo per gli affari economici e monetari
Olli Rehn, trincerato sempre dietro vulgata dell’irreversibilità
dell’euro, non avessero forzatamente fatto adottare alla Grecia
politiche economiche con il pugno di ferro con il criterio del “bisogna
punire chi non rispetta i patti”, non rendendosi minimamente conto che
in questo modo stava segando il ramo dove invece erano seduti anche gli
altri, lui compreso, il paese ellenico non sarebbe arrivato allo stato
disastroso in cui versa attualmente. E’ giusto che vengano pertanto
risarciti gli enormi danni perché gran parte delle colpe sono da
imputare all’imposizione di politiche economiche completamente errate e
con fini molto distanti dall’effettivo risanamento del paese: in questo
modo si ristabilirebbe un criterio di giustizia nei confronti di palesi
soprusi compiuti fra l’incompetenza e l’aver favorito interessi
finanziari di parte.
(Antonio Maria Rinaldi, “Grecia, perché Tsipras si sbaglia”, da “Sollevazione” dell’8 gennaio 2015).

D’altronde i precedenti e sempre più onerosi salvataggi non hanno fatto che aumentare la posizione debitoria del paese e non certo aiutato nel tirarlo fuori dall’impasse della drammatica situazione economica il cui destino ogni giorno appare sempre più irreversibile. La popolazione è allo stremo e francamente non ci sono più i presupposti e i margini di manovra per poter rendere l’euro una valuta idonea alle esigenze dell’economia greca. Il caso greco ha dimostrato, in tutta la sua drammaticità, come il trapianto forzato di una moneta possa alla fine degenerare in un inevitabile rigetto, distruggendo letteralmente un paese nonostante noti personaggi, che hanno costruito esclusivamente la propria carriera e credibilità asservendosi supinamente ai dogmi perversi della moneta unica, abbiano sostenuto fino a poco tempo fa che proprio il paese ellenico era la prova più tangibile del successo dell’euro. Il problema di fondo della Grecia pertanto rimane la permanenza nell’euro e le sue assurde e anacronistiche politiche economiche imposte a un paese che non ha mai avuto le possibilità, neanche remote, di poterle perseguire ed attuarle.
Tutte le ricette provenienti dalla Troika sono state orientate esclusivamente a salvaguardare gli interessi dei creditori e non certo del “debitore”, producendo danni difficilmente quantificabili non solo nell’economia ma anche nel tessuto sociale, facendo sprofondare la Grecia in una devastante deflazione permanente. Proprio per questo la coalizione che governerà la Grecia dopo la consultazione elettorale prevista per il 25 gennaio prossimo, più che proporre tagli e ristrutturazioni del debito, dovrebbe intraprendere una seria azione risarcitoria nei confronti delle istituzioni europee per i danni subiti nel perseguimento delle politiche economiche che gli sono state imposte. L’aver di fatto commissariato il governo di Atene inducendolo a perseguire politiche e metodi completamente errati che hanno peggiorato continuamente la situazione inchioda, senza possibilità di attenuanti, le responsabilità della Commissione Europea, del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Centrale Europea almeno sin dal 2010, anno in cui sono emerse in tutta la sua gravità sia l’effettiva posizione debitoria innescata dalla bomba a orologeria dei derivati contratti per ottenere il via libera all’entrata nell’Eurozona, sia l’insostenibilità che l’euro aveva prodotto nella sua crescita economica.


(Antonio Maria Rinaldi, “Grecia, perché Tsipras si sbaglia”, da “Sollevazione” dell’8 gennaio 2015).
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