Una moneta aurea negli scambi internazionali. L`Occidente in panne
L`Aquila bicipite e il crollo di dollaro ed euro
In Italia la notizia non è praticamente circolata. I cosiddetti mezzi di “informazione”, preferiscono infatti – come imparato dalle media-corporations angloamericane – offrire notizie minori “drogate” e rimuovere quelle che potrebbero turbare l’asservimento dei popoli e mettere a rischio l’egemonia degli oligarchi della finanza internazionale.
Veniamo al fatto.

Ma una piccola “ritorsione” Usa è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.
La potente JPMorgan (la maggiore banca privata Usa che con la collegata Morgan Stanley vende “derivati” e rastrella interessi a usura sui prestiti globali e anche all’Italia: la stessa subito beneficata da Monti, appena diventato presidente del Consiglio, con un “rimborso” di oltre 2 miliardi e mezzo di euro – il controvalore della poi decisa “riforma” delle pensioni - di cui ha gioito il rampollo Giovanni Monti, figlio dell’ex rettore della Bocconi e dirigente della MS) ha infatti con estrema solerzia subito bloccato un pagamento di meno di 5000 dollari alla società di assicurazioni Sogaz di Astana (Kazakhstan), società partecipata dalla Bank Rossiya, con la scusa che quest’ ultimo istituto era presente nell’elenco degli enti russi “sanzionabili” dall’Occidente.
Il blocco di tale versamento ha irritato il governo russo, ritenendolo un segnale di “ostilità” gratuita.
E’ così intervenuto lo stesso presidente Vladimir Putin che ha ordinato il conio immediato di una moneta da 5 rubli d’oro (ognuna contenente 0,1244 once di oro puro) decorato da una aquila bicipite.

Quando tutta l’energia globale sarà acquistata in oro verrà posto così fine al regno del dollaro statunitense – una moneta di carta straccia iperinflazionata - come valuta di riserva globale e in particolare per le forniture di energia, determinando palesemente il collasso delle economie degli Stati Uniti e dell’Unione europea.
Il “Progetto Aquila Bicipite”, questa la definizione, prevede la creazione di un nuovo “sistema di pagamento nazionale” che consentirà alla Russia di costruire le fondamenta per offrire un’alternativa alla Società per le telecomunicazioni finanziarie interbancarie mondiali (swift) del sistema bancario – che impone transazioni esclusivamente con il dollaro Usa come moneta di riferimento - e permettere alle nazioni di tutto il mondo la possibilità di allontanarsi dal dollaro americano e dall’egemonia degli Stati Uniti.
Oltre al via all’operazione “aquila bicipite”, Putin ordinato alla Sberbank, la più grande banca della Russia e di tutta l’Europa orientale, di interrompere l’emissione di prestiti al consumo in valuta estera. “E’ stata accesa così una miccia – hanno subito avvertito gli analisti finanziari Usa – che rende obbligatorio, per la Russia, abbandonare il sistema detto dei “petrodollari”: con las conseguenza che il sistema russo basato sull’oro “distruggerebbe tutto in una quindicina di giorni”.
E ciò accadrà tanto più rapidamente se al sistema russo si uniranno le altre nazioni BRICS (Brasile, India, Cina e Sud Africa) che oltre ad aver negoziato già da anni la fuoriuscita dal sistema-dollaro, non a caso hanno all’unanimità e con forza sostenuto la posizione della Russia in Crimea contro gli Stati Uniti e l’UE.

La moneta aurea in sostituzione di una carta stampata priva di valore e oltretutto sfornata dalla Federal Reserve Usa almeno cento volte in più rispetto al reale valore della ricchezza degli Stati Uniti, provocherà al dollaro un’accelerata svalutazione con il crollo dell’intero sistema di interscambio valutario mondiale fondato oggi sul biglietto verde.
Un colpo mortale per i Paesi europei occidentali per la gran parte, come l’Italia, dipendenti dalle forniture russe per il proprio fabbisogno di energia.
Ma anche un colpo terminale per la superpotenza atlantica. Quale investitore preferirebbe un pezzo di carta che si svaluta velocemente ad un bene concreto che non può che aumentare di valore?
E lo scenario ulteriore sarà giocoforza che i vecchi debiti – di Stato o privati - essendo espressi in dollari o euro si svaluteranno radicalmente; la Federal Reserve e tutte le banche ad essa legate (praticamente tutte) saranno portate al fallimento e poi alla bancarotta.
Allo stato, l’unica incognita è data dalla questione-Cina. Pechino, che ha i suoi forzieri zeppi di banconote Usa, di pezzi di carta, e che sta usando questa moneta per rastrellare la proprietà produttive di mezzo mondo (si pensi alla recentissima acquisizione di oltre il 2% di Eni ed Enel), non guarda naturalmente con favore, nel breve termine, alla sostituzione del dollaro con una moneta aurea. Di qui il rallentamento dei negoziati con gli altri membri del cartello Brics sul conio della moneta alternativa al dollaro. Ma la Cina dipende anche da una forte importazione di energia dall’estero. E la Russia è il maggior esportatore mondiale di gas (come pure è forte esportatore anche di petrolio). E così è anche vero che una cooperazione più stretta tra Pechino e Mosca, dopo i contraccolpi negativi iniziali, permetterebbe anche alla Cina non soltanto di ripristinare il suo sviluppo su basi più sane, ma di recuperare la propria sovranità fin qui ceduta ai padroni del dollaro.

E noi? E gli italiani? Siamo costretti a seguire gli spacciatori di promesse di governo e dei partiti occidentalisti ancora portatori tetragoni delle alleanze coloniali al dollaro, all’euro e alla finanza di Wall Street e della City.
Corriamo allegramente, cioè, verso il crollo finale.
Svegliamoci, finché è ancora possibile. Restituiamo alla nostra nazione uno straccio di sovranità, lasciamo l’euro e il suo mentore-carta-straccia, il dollaro. Diamo uno schiaffo ai Signori del denaro.
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