Draghi difende le scommesse in derivati del Tesoro
di Claudio Celani,Vicepresidente di MoviSol

Mario Draghi, BCE
Almeno centosessanta miliardi di euro di denaro pubblico sono stati investiti in swaps e options che, secondo le stime recentemente pubblicate, stanno generando già otto miliardi di perdite. Non sono noccioline, specialmente in un momento in cui il governo sostiene che non si trovano i soldi per evitare un altro aumento delle tasse. Per puro caso, si tratta della stessa cifra, otto miliardi, ma questa è solo una coincidenza; potrebbero essere sedici o quattro miliardi, la sostanza non cambia.
Claudio Celani, EIR Strategic Alert
Abbiamo chiesto a Mario Draghi, nella conferenza stampa mensile della BCE, se a prescindere dal suo ruolo nella vicenda e dall’entità delle perdite, egli consideri prudente che il Tesoro e in genere i governi investano denaro pubblico in quello che non è altro che “gioco d’azzardo”. La risposta di Draghi è stata “Si”. “E’ una forma di assicurazione – ha proseguito – Ad esempio, se si fanno emissioni in valuta, ci si vuole coprire dal rischio di cambio”.Il presidente della BCE ha anche difeso – non richiesto – la propria persona dall’accusa di aver stipuilato i contratti derivati per abbellire le cifre del debito pubblico quando era direttore generale del Tesoro.
“Per quanto riguarda i contratti che furono stipulati quando ero al Tesoro, essi sono stati chiusi, e sono stati apprezzati da Eurostat e dalla Commissione Europea in diverse dichiarazioni pubbliche. Essi non servirono a mascherare il deficit, perché non si può mascherare quello che è già noto. Le cifre furono tutte comunicate in precedenza, e calcolate secondo i criteri dell’epoca e tutto fu fatto nell’interesse del Tesoro italiano. Qualsiasi Tesoro che agisca nell’interesse del proprio paese compie queste operazioni. Questo è il motivo per cui vengono fatte. Come può leggere nel comunicato stampa della Commissione all’epoca, esse fanno parte della gestione attiva del debito pubblico (…) ” (Al minuto 16.14 del video della conferenza della BCE [1])

Si è visto come sia prudente nel caso dei numerosi enti pubblici che hanno sottoscritto contratti capestro e si sono trovati a pagare perdite astronomiche in cambio di “pochi” soldi, “maledetti e subito” . Gli amministratori locali non erano competenti, si obietterà, e si sono fatti fregare. Non così i cervelloni del Tesoro, che sono stati “prudenti”.
Mica tanto. Chi è quel pirla che ha sottoscritto un contratto con Morgan Stanley che prevedeva il diritto per la banca d’affari di chiudere il contratto *in qualsiasi momento*? E infatti, quando Londra ha chiamato, il governo Monti ha sbattuto i tacchi e ha pagato sull’unghia 3,4 miliardi. Come è possibile stipulare un contratto con una clausola del genere? Quanti altri simili ne esistono? E’ vera la storia degli 8 miliardi di perdite?
Se escludiamo che al Tesoro siano degli imbecilli, o che qualcuno si sia indebitamente arricchito, l’unica spiegazione è che la contropartita per l’Italia valeva il gioco. E dunque si rafforza l’ipotesi che il Tesoro sotto Mario Draghi stipulò contratti derivati per abbellire i conti pubblici. Si sapeva che i contratti erano in perdita, ma le perdite sarebbero state scadenzate nel futuro, mentre nell’immediato l’Italia centrava l’obiettivo dell’ingresso nell’Euro.
“Nell’interesse del paese.”
Nell’attesa che ci sia un giudice a Berlino, facciamo notare che non esiste alcuna ragione economica che giustifichi l’uso dei derivati da parte del Tesoro. Le due motivazioni addotte, copertura del rischio di cambio e copertura del rischio dei tassi, non esistono. Sul rischio di cambio: chi lo dice che l’Italia deve emettere titoli in valuta straniera, come se fosse una nazione del quarto mondo senza uno straccio di credibilità finanziaria? E se si vuole coprire il rischio dei tassi (il famoso spread), c’è un metodo molto meno dispendioso e pratico: si reintroduce il ruolo della banca centrale come compratore di ultima istanza. Dopo il famoso “divorzio” tra Banca d’Italia e Tesoro che eliminò questo dispositivo, avvenne l’esplosione dei tassi e del debito pubblico. Oggi, la BCE e le banche centrali sono tornate ad acquistare titoli del debito pubblico, ma li acquistano dalle banche private. Basterebbe che partecipassero alle aste, e la loro presenza fungerebbe da deterrente, calmierando i tassi. Questo sarebbe nell’interesse del paese, il resto sono chiacchiere.
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[1] video della conferenza della BCE: http://www.ecb.int/press/tvservices/webcast/html/webcast_130704.en.html
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